Mentre a Sciacca, sebbene per appena tre giorni alla settimana, i pescatori hanno deciso di tornare al lavoro dopo 10 giorni di stop, la marineria di Trapani resta totalmente ferma in segno di protesta. La flotta trapanese, la terza in Sicilia con i suoi 140 natanti, ha proclamato lo stato di agitazione e consegnato i documenti di bordo alla Capitaneria di porto, denunciando un aumento del gasolio ormai insostenibile, schizzato fino a 1,50 euro al litro. Per evitare il collasso irreversibile del settore, il Gal Pesca e le categorie locali chiedono alle istituzioni un prezzo politico del carburante, fissando un tetto massimo compreso tra 60 e 70 centesimi al litro. In dieci anni il costo del carburante è triplicato e i redditi degli equipaggi sono crollati dell'85%, schiacciati anche dalla concorrenza estera. A questo drammatico scenario si aggiunge la protesta del Comitato degli autotrasportatori siciliani, che ha confermato lo sciopero dal 16 al 20 ottobre con la minaccia di un blocco ad oltranza, rischiando di paralizzare l'intera rete dei rifornimenti e delle merci dell'Isola.
