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Protesi al pene. Asp di Agrigento si costituisce parte civile

Protesi al pene. Asp di Agrigento si costituisce parte civile

Avrebbero impiantato oltre 100 protesi al pene tramite il Servizio sanitario nazionale facendo quindi passare a carico della sanità pubblica interventi chirurgici che normalmente dovrebbero essere a pagamento. Per questo motivo cinque medici - fra cui due primari di due diversi reparti dell'ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento - sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura. Se quanto ipotizzato dagli inquirenti dovesse trovare riscontro nella realtà, i sanitari avrebbero provocato un consistente danno economico alle casse pubbliche. Gli inquirenti siciliani ipotizzano che nell'ospedale dell'Agrigentino i medici indagati garantissero interventi gratuiti a pazienti privi dei requisiti necessari. L'intervento di protesi al pene non rientra nei Livelli essenziali di assistenza. La loro spesa è coperta dalla sanità pubblica soltanto in casi rari e specifici. Tra questi vi sono, ad esempio, i pazienti oncologici. Negli altri casi, il costo dell'operazione - che può arrivare a superare la cifra di 8mila euro per dispositivo - dovrebbe essere a carico del singolo paziente. L'ASP di Agrigento fa sapere che segnalerà il caso alla Corte dei Conti e che si costituirà parte civile in un eventuale processo a carico dei responsabili. Il commissario straordinario Alessandro Delle Donne ribadisce la volontà dell’Azienda di tutelare, in ogni sede competente, gli interessi dell’istituzione sanitaria, la correttezza dell’attività assistenziale e l’integrità delle risorse pubbliche. L’ASP precisa che i primi elementi di criticità avevano già determinato l’avvio di verifiche interne. L’Azienda conferma la piena disponibilità a collaborare con la magistratura e con tutti gli organi preposti agli accertamenti, assicurando il massimo supporto per la ricostruzione dei fatti e la tutela degli interessi pubblici.






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