3.767 dimissioni volontarie in un anno sono un segnale che non può essere ignorato. Se i medici lasciano volontariamente gli ospedali pubblici in misura superiore a chi va in pensione, siamo davanti a un campanello d’allarme che non può più essere ignorato. Il Servizio sanitario nazionale rischia di perdere le proprie professionalità proprio mentre cresce la domanda di assistenza dei cittadini. E’ quanto denuncia Gianluca Giuliano, segretario nazionale UGL Salute, commentando i dati contenuti nell’analisi decennale sulla demografia del personale medico del Servizio sanitario nazionale realizzata dal Centro Studi Anaao Assomed.
Secondo l’analisi, nel 2025 sono state 3.767 le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri, a fronte di 2.876 pensionamenti. Le dimissioni risultano inoltre aumentate del 150% rispetto al 2024, raggiungendo il 3,5% del totale dei medici della sanità pubblica.
Il dato è talmente evidente da imporre una riflessione immediata perché se, contemporaneamente, migliaia di professionisti scelgono di abbandonare le corsie delle strutture pubbliche significa che esiste un problema strutturale di attrattività e di condizioni di lavoro che secondo Ugl Salute non può più essere sottovalutato. Turni pesanti, carichi di lavoro, responsabilità crescenti, aggressioni, burocrazia e una valorizzazione economica che non rispecchia la professionalità richiesta, per il sindacato, stanno mettendo a dura prova il personale in servizio.
La sanità pubblica, conclude il segretario nazionale UGL, non può continuare a vivere contando esclusivamente sul senso di responsabilità e sul sacrificio dei suoi professionisti. Servono condizioni di lavoro dignitose, organici adeguati e un riconoscimento economico all’altezza delle responsabilità.
