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16
Novembre

Demolizione di case e strade? Sindaci pronti a mobilitarsi

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Pubblicato in Attualità

 

 

Se, come dice, Nello Musumeci intende davvero “tirare dritto”,

come indicava il celebre slogan del Ventennio, e puntare sic et simpliciter la demolizione di strade e case per risolvere il problema dell'abusivismo e del rischio idrogeologico, il futuro si prospetta tempestoso.

 

Un orientamento, quello del presidente della Regione, che sta preoccupando notevolmente i sindaci. Anche perché, stando a quanto si apprende da indiscrezioni, pare che Musumeci pretenda che i comuni interessati accettino passivamente la sua impostazione, e che se i primi cittadini non sono d'accordo con lui allora siano loro ad assumersi formalmente la responsabilità sui rischi allagamenti e alluvioni per il futuro.

 

Insomma: su questo argomento il governatore non sembra disponibile a trovare punti di mediazione. Anzi, non vuole proprio sentire ragioni. I suoi timori sui pericoli derivanti dai prossimi nubifragi lo hanno indotto addirittura a definire una città come Sciacca tra i luoghi ad altissimo tasso di abusivismo edilizio.

 

Sindaci come detto preoccupati, perché a questo punto sentono concentrarsi sulle loro spalle la responsabilità primaria circa la tutela e la messa in sicurezza del territorio rispetto alle refluenze causate dall'atavico problema dell’abusivismo edilizio. Francesca Valenti al momento preferisce non rilasciare dichiarazioni pubbliche sull'argomento, ma sembra ormai chiaro che quella posta da Musumeci, con l'avallo della Protezione Civile, sia una questione su cui i capi delle amministrazioni sembrano pronti ad una mobilitazione comune immediata, perché non è accettabile che il sindaco diventi oltremodo unico centro di imputazione. La possibile invasione delle ruspe per abbattere case e strade del Cansalamone e gli edifici che al momento sono stati sgomberati a San Calogero, nella parte sottostante il costone che si è distaccato, è uno scenario che non può non indurre a più di una preoccupazione, non escludendo una raffica di ricorsi all'autorità giudiziaria che, naturalmente, verrebbero immediatamente presentati per resistere agli eventuali provvedimenti di demolizione. Insomma: se questa è la posizione ufficiale della Regione siciliana sulla questione rischio idrogeologico c'è da aspettarsi un grosso conflitto istituzionale tra enti locali e governo di Palermo. Affrontare un tema così spinoso in maniera populista, o far cadere sui sindaci tuttora in carica responsabilità che naturalmente non hanno, non fa altro che alimentare oltremisura una già surriscaldata tensione sociale, cosa tutt'altro che saggia. E così, in attesa degli interventi tampone previsti per i prossimi giorni sui torrenti esondati, e dopo la bocciatura da parte della protezione civile del progetto da 12 milioni di euro per la messa in sicurezza del Cansalamone, l'attesa è rivolta al nuovo piano che la protezione civile intende licenziare, ossia la possibile cancellazione di case, strade e negozi situati all'altezza del Cansalamone. No, non può essere questa l'unica prospettiva possibile per fronteggiare il rischio idrogeologico. La prospettiva è l'ennesima guerra tra poveri, che già tanti danni ha prodotto alla Sicilia.

 

Letto 313 volte Ultima modifica il Venerdì, 16 Novembre 2018 14:22

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