È l'imminente campagna elettorale per Regionali e Politiche ad avere indotto Anthony Barbagallo a dimettersi dalla controversa carica di segretario regionale del Partito Democratico. Pressioni importanti nei suoi confronti sono giunte da Elly Schlein in persona. Che non può permettersi certamente di andare alle elezioni con un partito spaccato in due in Sicilia.
La prospettiva adesso è che i Dem nell'isola saranno gestiti da un triumvirato che torni a tenere conto degli equilibri interni. In sostanza significa che l'area riformista — quella che a Roma fa capo a Stefano Bonaccini e a Palermo al saccense Michele Catanzaro, e che aveva disertato piuttosto polemicamente le Primarie culminate con la vittoria di Barbagallo (candidato unico alla segreteria) — rientrerà nella gestione del Pd siciliano. Lo farà naturalmente in condivisione con l'ala progressista, secondo i desiderata del Nazareno. Nelle scorse ore Igor Taruffi, responsabile organizzativo del partito, ha accelerato sulla gestione delle crisi territoriali e sull'unità della coalizione. Dopo l'uscita di scena del vertice regionale in Sicilia, il braccio destro di Elly Schlein ha garantito un'imminente "soluzione autorevole", rilanciando la sfida nazionale e annunciando che il Pd è pronto al voto al più presto, perché il Paese non può più attendere. Dichiarazioni apertamente condivise da Michele Catanzaro, capogruppo all'Ars, per il quale "la posta in gioco è troppo alta, e – parole testuali – dobbiamo mandare a casa le destre e costruire un'alternativa credibile per il governo della Regione e del Paese. Siamo pronti – conclude il politico saccense – a sostenere le iniziative che la segreteria nazionale indicherà per aprire una nuova fase politica affrontando insieme le sfide future".
Questo scenario a questo punto dovrebbe significare anche l'azzeramento della situazione precedente, compresi i componenti dell'organo direttivo stesso. Un tema qui a Sciacca molto dibattuto, perché dal tesseramento del 31 dicembre del 2024 di tale organismo ha fatto parte pure Fabio Termine, con delega agli Enti locali. La questione è nota, inutile tornarci sopra. D'altra parte il sindaco stesso si è reso conto da tempo dell'andazzo, soprattutto dopo che i vertici del Pd non avevano potuto fare granché rispetto alla rottura di un anno fa, culminata col licenziamento della vicesindaca Gulotta e dell'assessore Di Paola (oltre a quello di Curreri) e con Un partito che, dunque, l'unità deve mostrarla, oltre che decantarla. Tutto funzionale alle elezioni per l'Ars e per il Parlamento, difficile (se non impossibile) che possa essere un viatico pure per le amministrative.
Intanto la imminente campagna elettorale fa miracoli. È tornato sulla scena infatti Antonio Di Pietro. Che dopo avere condiviso col centrodestra la campagna per il Sì al referendum costituzionale sulla magistratura, ora punta ad ottenere un seggio al CSM. Per farlo ha bisogno di un sostegno importante, e più incisivi di quello di Giorgia Meloni al momento non ne esistono. E così, riavvicinandosi al suo pupillo Ignazio Messina, suo successore in Italia dei Valori e oggi portavoce nazionale di Noi Moderati, Di Pietro si gioca le sue carte. Sia l'ex simbolo di Mani pulite che l'attuale presidente del consiglio comunale di Sciacca sedevano allo stesso tavolo del ristorante di Montecitorio. Con loro Giovanni Donzelli, braccio destro della premier, e Alessandro Colucci, appartenente anch'egli alla formazione guidata da Maurizio Lupi. Noi Moderati e Fratelli d'Italia hanno stipulato un patto federativo; nel frattempo, però, il movimento di Lupi ha stretto un accordo all'Ars anche con la Democrazia Cristiana. Il gruppo parlamentare di Sala d'Ercole (composto dagli eletti nella lista promossa a suo tempo da Cuffaro) nella sua denominazione ha cooptato infatti Noi Moderati e Udc. E mentre pure Sud chiama Nord di Cateno De Luca ha siglato un'intesa elettorale con Giorgia Meloni nel tentativo di conquistare un seggio a Roma, dalle nostre parti le fisionomie delle singole coalizioni che parteciperanno alle prossime Amministrative difficilmente riprodurranno gli scenari nazionali.
