Aule vuote e processi bloccati: l’astensione dalle udienze proclamata dall’Unione Camere Penali Italiane dal 23 al 29 settembre rimette al centro del dibattito pubblico la salute della giustizia. Cuore della protesta degli avvocati è la tutela costituzionale del diritto di difesa. Che, secondo i penalisti, verrebbe lesa dalle intercettazioni illegittime dei colloqui tra avvocati e detenuti. Il caso scoppiò dopo che si scoprì che all'interno del carcere di Perugia per circa 6 mesi le microspie posizionate nelle sale colloqui avevano registrato indiscriminatamente centinaia di conversazioni riservate tra detenuti e oltre 15 legali, ben al di fuori del singolo provvedimento autorizzatorio iniziale.
La scoperta dell'accaduto e la successiva mancanza di provvedimenti correttivi hanno portato all'apertura del caso politico-giudiziario e alla proclamazione delle prime giornate di sciopero. Ne è scaturita una mobilitazione compatta per denunciare l'assenza di risposte istituzionali di fronte a sconfinamenti di potere considerati imperdonabili. Senza garanzie sulla segretezza del rapporto difensivo, ricordano i penalisti, a rimanere privo di tutela non è il singolo avvocato, ma la libertà di ogni cittadino.
