«La situazione sta gradualmente rientrando, naturalmente per ripristinare le scorte serviranno alcuni giorni di tempi tecnici di riempimento e controllo degli scaffali, al momento siamo già al 70% dell'offerta che possiamo presentare ai consumatori». Lo dice al nostro Telegiornale Paolo Colletti, direttore del supermercato Sidis di Sciacca. Situazione in via di miglioramento dopo lo sgombero dell'ultimo presidio di protesta degli autotrasportatori, quello di Gela, dove i manifestanti hanno resistito a lungo prima di decidere la ripresa del lavoro.
Insomma: dopo giorni di forte pressione sulle filiere di distribuzione e scaffali progressivamente svuotati nei punti vendita della regione, la rete della grande distribuzione siciliana comincia a intravedere la via del ritorno alla normalità. Con lo scioglimento dell'ultimo blocco di mezzi pesanti nell'area nissena, le arterie stradali verso Catania e Palermo sono tornate percorribili senza rallentamenti, consentendo ai Tir carichi di prodotti alimentari e beni di prima necessità di riprendere la rotta verso i centri di smistamento e i punti vendita dell'Isola. Nonostante lo sblocco dei presidi principali, l'attenzione delle istituzioni regionali rimane alta. Il Presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, ha commentato la situazione puntando il dito contro le sacche di protesta non autorizzate che hanno ostacolato la viabilità. Il timore del governatore riguarda l'azione di gruppi isolati di manifestanti che, fuori dai tavoli ufficiali di trattativa, rischiano di rallentare il completo ripristino della catena di approvvigionamento e la regolarizzazione delle consegne.
Sebbene la morsa dei blocchi stradali si sia allentata, nei supermercati siciliani l'impatto dei giorni di sciopero si fa ancora sentire nei reparti dei beni freschi, come ortofrutta, carne e latticini. Secondo le stime degli operatori della logistica, per vedere gli scaffali completamente riassortiti e ripristinare il pieno ritmo operativo della filiera occorrerà ancora qualche giorno. L'arrivo continuo dei tir dalle piattaforme logistiche del Sud e l'attraversamento dei traghetti sullo Stretto stanno accelerando i tempi per garantire che, già entro il fine settimana, la spesa dei cittadini siciliani torni alla consueta regolarità.
Non va certamente trascurato il motivo della protesta. Perché, al di là dell'emergenza immediata e del ritorno della merce sugli scaffali della grande distribuzione organizzata, rimane aperto il nodo strutturale che ha scatenato la mobilitazione della categoria. A spingere gli autotrasportatori ai blocchi è stato il costante e insostenibile aumento del costo del gasolio, che sta erodendo i margini di guadagno al punto da rendere l'attività di trasporto merci sempre meno redditizia, se non del tutto antieconomica. Un allarme che non riguarda solo gli autisti, ma rischia di produrre un pericoloso effetto domino sull'intera economia dell'Isola: l'inevitabile scaricamento dei maggiori costi di trasporto sulla filiera si tradurrà presto in un ulteriore rincaro dei prezzi al consumo. A farne le spese saranno ancora una volta i cittadini, messi di fronte a una nuova spinta inflazionistica che va a colpire direttamente il carrello della spesa, in un contesto sociale in cui gli stipendi delle famiglie continuano a rimanere impietosamente fermi. Senza interventi strutturali sul costo dei carburanti e sul potere d'acquisto, la riapertura delle strade rischia di essere solo una tregua temporanea in una crisi ben più profonda.
