Da giovedì prossimo la marineria di Sciacca dovrebbe riprendere l’attività di pesca dopo i 30 giorni di fermo biologico. Il condizionale è d’obbligo tenuto conto della già manifestata volontà di non tornare in mare a causa del costo attuale del gasolio. Il rischio è che i ricavi eventuali della battuta di pesca non coprano i costi del carburante. Situazione che viene denunciata dall’intero comparto e non solo a livello regionale. La Federazione Armatori Siciliani ha già annunciato che aderirà e affiancherà la mobilitazione nazionale della pesca prevista per il prossimo 22 ottobre, con una iniziativa di protesta eclatante, congiuntamente ai colleghi calabresi, nello Stretto di Messina. L’obiettivo è quello di prevedere la partecipazione di almeno 100 pescherecci, con una presenza indicativa di quattro persone per unità, per un totale potenziale di circa 400 operatori, per sostenere la mobilitazione nazionale del comparto pesca.
Tornando a Sciacca, è in programma sabato una assemblea delle marinerie agrigentine che da settimane effettuano il periodo di fermo biologico. Dopo un mese di stop si guardava alla ripresa dell’attività di pesca con grande aspettativa, ma gli attuali costi del carburante hanno già portato gli armatori saccensi e valutare se è il caso di affrontare gli ingenti costi di una uscita in mare, con il rischio che i ricavi non siano neanche sufficienti a coprire le spese. Non sarà facile decidere il da farsi, tenuto conto peraltro che le altre marinerie hanno continuano l’attività lavorativa nel mese di settembre. Da un lato c’è la preoccupazione dei costi, dall’altro la speranza di battute di pesca che, dopo il fermo biologico, certamente si prospettano produttive. C’è poi da tener conto delle esigenze del mercato e di tutta la filiera della pesca locale.
Si vedrà, dunque, nei prossimi giorni quali saranno le determinazioni della marineria saccense e di quelle del circondario rispetto ad una questione, quella del caro gasolio, che si riflette anche su altri importanti comparti, con annunciate proteste che arrivano dagli autotrasportatori e dal mondo agricolo.
