di GIUSEPPE RECCA
A Mazara del Vallo il dibattito sul limite di studenti stranieri per classe che da alcuni giorni tocca l'attualità nazionale, si scontra con una realtà consolidata da decenni. Nella città simbolo dell'Incontro tra culture, dove la comunità tunisina rappresenta una presenza storica e strutturale, dirigenti scolastici e operatori del settore ritengono difficilmente applicabile qualsiasi tetto numerico imposto per legge.
I numeri delle scuole raccontano un territorio in cui molti alunni considerati stranieri sono in realtà nati e cresciuti in Sicilia. Nel comprensivo “Paolo Borsellino-Ajello”, che serve l'area della Casbah e del centro storico, in alcune classi della primaria gli studenti di origine tunisina superano quelli italiani. Uno stato che riflette la composizione sociale dei quartieri e che rende complessa qualsiasi redistribuzione degli iscritti.
Nelle scuole mazaresi l'integrazione passa ogni giorno attraverso classi multiculturali, cartellonistica bilingue, mediatori linguistici e percorsi educativi dedicati. Quest'anno il Comune ha messo a disposizione sette mediatori culturali nei comprensivi cittadini per favorire inclusione e dialogo con le famiglie.
Tra docenti e dirigenti prevale una convinzione: il fenomeno non può essere affrontato con semplici percentuali. In una città cresciuta nel confronto tra identità diverse, la scuola resta il principale laboratorio di convivenza e il primo argine contro esclusione e marginalità . Per questo, l'ipotesi del numero chiuso viene vista come una misura distante dalla realtà di un territorio dove l'integrazione non è un progetto futuro, ma una quotidianità consolidata.
