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Processi a Sciacca e a Palermo per le consorterie di Ribera, Lucca e Canicattì

Processi a Sciacca e a Palermo per le consorterie di Ribera, Lucca e Canicattì

La morsa della giustizia assesta un duplice colpo alle organizzazioni criminali della provincia di Agrigento, tracciando una linea netta tra le sentenze emesse nei tribunali locali e le conferme arrivate dalle aule di appello del capoluogo.

I primi verdetti giungono dal Tribunale di Sciacca dove il collegio giudicante, presieduto da Antonino Cucinella, ha chiuso il processo di primo grado sulle infiltrazioni mafiose nel mandamento di Ribera e Lucca Sicula e sui presunti condizionamenti tra cosche, politica e impresa locale. La decisione di Sciacca ha sancito quattro condanne e due assoluzioni: la pena principale, pari a 8 anni di reclusione, è stata inflitta a Salvatore Imbornone, 66 anni, ritenuto il vertice del mandamento, pur a fronte di una richiesta di 18 anni presentata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Insieme a lui sono stati condannati a 6 anni e 8 mesi Francesco Caramazza, Antonino Perricone e Giuseppe Maurello. Il tribunale saccense ha invece assolto con formula piena Gabriele Mirabella, consigliere comunale di Lucca Sicula, e Nicolò Riggio di Burgio, mentre nel parallelo stralcio abbreviato le posizioni di primo piano dell'area, come quelle del boss Giovanni Derelitto e del fedelissimo Alberto Provenzano, avevano già registrato in appello condanne rispettivamente a 14 anni e a 10 anni e 8 mesi.

Parallelamente agli esiti giudiziari maturati a Sciacca, la prima sezione della Corte di Appello di Palermo ha confermato l'impianto accusatorio scaturito dall'operazione Xidy, infliggendo sette condanne per oltre un secolo di carcere complessivo che smantellano la riorganizzazione del mandamento di Canicattì e il patto di affari strettosi tra Cosa nostra e la "nuova" Stidda agrigentina. In quest'ultimo procedimento i giudici hanno confermato 22 anni di reclusione al capomafia Giuseppe Falsone, ritenuto ancora al vertice dell'organizzazione nonostante la detenzione al 41-bis, e 29 anni ad Antonino Chiazza, indicato come la guida della compagine stiddara. Le pene hanno raggiunto anche figure di rilievo storico come gli ergastolani in semilibertà Antonio Gallea — tra i mandanti dell'omicidio del giudice Rosario Livatino — e Santo Gioacchino Rinallo, condannati rispettivamente a 28 e 30 anni in continuazione, oltre a Pietro Fazio, condannato a 18 anni, e all'ex ispettore di polizia Filippo Pitruzzella, a cui sono stati inflitti 12 anni per concorso esterno. Un quadro d'insieme che, dalle aule di Sciacca a quelle di Palermo, conferma la costante attività di contrasto nei confronti di un tessuto mafioso ancora pervasivo sul territorio.

tags: Mafia, Mandamenti, Ribera, Lucca Sicula, Canicattì, Giuseppe Falsone, Salvatore Imbornone


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