È in forte espansione, in Italia, spinta da più di un miliardo di euro di fondi del Pnrr e dal Decreto Agricoltura, il settore degli impianti agrovoltaici. Un impianto agrovoltaico è una tecnologia che integra sulla stessa superficie agricola la produzione di energia solare e la coltivazione della terra o il pascolo. A differenza del fotovoltaico tradizionale a terra, i pannelli sono sollevati o disposti in modo da consentire il passaggio delle macchine agricole e il proseguimento delle attività rurali. In definitiva: questo sistema permette la convivenza tra energia e colture.
La Sicilia è il principale laboratorio d’innovazione del Paese, con cantieri e progetti record attirati dai massimi livelli di irraggiamento solare. Tuttavia, sebbene il PNRR offra incentivi a fondo perduto fino al 40% e tariffe ventennali garantite dal gestore dei servizi energetici, nei campi siciliani l'entusiasmo si scontra con una forte incertezza. Ai possibili vantaggi sul risparmio idrico e sui redditi integrativi, si oppongono gli elevati costi delle strutture elevate, al momento ancora insostenibili per i piccoli produttori. Tra le categorie agricole resta così il timore che la terra perda la sua vocazione originaria, trasformando l'agricoltura in un semplice pretesto formale per la rendita energetica di grandi investitori. Insomma: dietro l'angolo si intravedono anche gli speculatori. E si inseriscono proprio in questo quadro i dubbi sulle conseguenze di una diffusione sempre più spinta dell'agrovoltaico da parte dei coportavoce di Europa Verde, che fa parte di Alleanza Verdi Sinistra di Sciacca, Daniela Campione ed Antonino Ciaccio.
Ed è un autentico allarme quello che arriva da un recente affollato incontro promosso insieme al portavoce regionale Fabio Giambrone, al direttivo, ai tesserati e con la partecipazione dell'esperto ingegnere Mario Di Giovanna. Al centro del dibattito, il forte no del territorio contro quella che è stata definita "speculazione selvaggia" legata all'installazione di impianti fotovoltaici e agrovoltaici.
Piccoli e medi imprenditori agricoli e zootecnici hanno così manifestato profonda preoccupazione per l'impatto ambientale e il rischio di uno stravolgimento irreversibile del paesaggio siciliano. Secondo i promotori, l'assenza di regole e di una pianificazione rigida sta spalancando la strada alle multinazionali dell'energia, trasformando la transizione ecologica in una corsa all'accaparramento dei suoli. Particolarmente significativa si è riv elata la testimonianza di un giovane agricoltore, che ha denunciato la difficoltà di reperire terreni per la propria attività a causa dei costi e della spinta speculativa.
Pur confermando il proprio sostegno di principio alle energie pulite, i rappresentanti dei Verdi ribadiscono la necessità improrogabile di un piano regolatore e di paletti normativi chiari.
«Non siamo contrari alle energie rinnovabili - chiariscono i Verdi - ma diciamo un no fermo e deciso alle speculazioni e all'occupazione disordinata dei nostri suoli agricoli fertili. Servono urgentemente regole certe per tutelare il comparto produttivo e la bellezza del paesaggio».
Il movimento annuncia nuove iniziative di confronto con i cittadini e le categorie economiche per sollecitare interventi tempestivi da parte delle istituzioni regionali e locali.
