Sette mesi dopo l'inaugurazione di un monumento alla memoria di 438 martiri siciliani delle foibe nel Comune di Siculiana, sarà conferito venerdì 11 luglio a Trieste, al sindaco del comune siciliano Giuseppe Zambito (Pd), il premio "Histria Terra 2026", il riconoscimento nazionale promosso e assegnato dal 2008 dall'Unione degli Istriani. È la prima volta che si assegna ad un primo cittadino.
Con questo premio l'Unione degli Istriani ha voluto esprimere la propria approvazione per l'importante opera. Nella movitazione ufficiale dell'onorificenza, si sottolinea in particolare "il valore civico e morale dell'iniziativa, realizzata alla memoria del siculianese Gerlando Vasile, classe 1896, una delle vittime siciliane dei massacri delle foibe e delle deportazioni ad opera dei partigiani jugoslavi di Tito intorno alla fine della seconda guerra mondiale, consacrandone il perpetuo ricordo".
Un progetto monumentale nato su impulso di Rosa Vasile, figlia di Gerlando, il cui impegno ha permesso di trasformare la memoria familiare in un simbolo per l'intera collettività.
Istituito nel 2008, il Premio "Histria Terra" viene conferito ogni anno a personalità del mondo istituzionale, culturale, artistico e sociale che si sono distinte nell'opera di salvaguardia del patrimonio storico legato alla diaspora istriana e alla promozione della memoria condivisa.
«È un onore che condivido con l'intera comunità di Siculiana, con la cittadinanza e, in particolare, con la signora Rosa Vasile", ha detto il sindaco di Siculiana Giuseppe Zambito. "La memoria . ha concluso - non è solo celebrazione del passato, ma un presidio civile di pace e di unione per le future generazioni».
La cerimonia di consegna del Premio Histria Terra si terrà venerdì pomeriggio a Trieste, a Palazzo Tonello (sede dell'Unione degli Istriani). Le foibe sono inghiottitoi naturali del Carso usati, tra la fine della Seconda guerra mondiale e il dopoguerra (1943-1945), come fosse comuni dai partigiani jugoslavi di Tito. In queste cavità vennero gettati migliaia di italiani — militari, civili, dirigenti pubblici e oppostori al regime comunista — in un disegno di epurazione politica ed etnica legato alle rivendicazioni territoriali sulla Venezia Giulia, l'Istria e la Dalmazia. I massacri, insieme al clima di terrore, provocarono anche il successivo esodo forzato di circa 300.000 italiani da quei territori. Gli storici stimano un numero di vittime compreso tra le 5.000 e le 11.000 persone.
