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Sistema Cuffaro, Carmelo Pace esce definitivamente dall'inchiesta

Sistema Cuffaro, Carmelo Pace esce definitivamente dall'inchiesta

Già lo scorso marzo, a 6 mesi dall'avvio dell'inchiesta su quello che poi sarebbe stato definito "Sistema Cuffaro", c'era stato il prologo di quello che sarebbe stato lo scagionamento definitivo delle ultime ore riguardante Carmelo Pace. Erano stati gli stessi magistrati inquirenti a riconsiderare ogni ipotesi di coinvolgimento di colui che, subito dopo, si sarebbe ricandidato, e con successo, alla carica di sindaco di Ribera. Adesso si chiude con l'archiviazione la parentesi giudiziaria che ha visto coinvolto il capogruppo all'Ars della Dc. La giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, Stefania Brambille, accogliendo d'altra parte la richiesta presentata dalla stessa procura della Repubblica, ha così chiuso il filone d'inchiesta relativo a una presunta tangente da 25 mila euro legata ai Consorzi di bonifica della Sicilia occidentale. Come scrive il quotidiano LiveSicilia per Cuffaro è stata archiviata l’inchiesta nella quale veniva contestata la turbata libertà dello svolgimento di un concorso.

L'uscita di scena di Pace da questa indagine rientra all'interno dell'archiviazione di oltre venti posizioni collegate a questo specifico ramo dell'inchiesta. Tra di loro ci sono anche il parlamentare nazionale Saverio Romano, oggi rappresentante di punta di Noi Moderati, e l'ex deputato regionale Carmelo Pullara. Per Pace la decisione sigla la fine di un lungo periodo di pressione mediatica e giudiziaria, restituendo piena agibilità sul piano politico e istituzionale. Nel dettaglio tecnico, la gip ha disposto l’archiviazione per la parte dell’inchiesta rimasta aperta dopo quella per la quale l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro ha patteggiato una condanna a tre anni per corruzione e traffico influenze che sta scontando ai servizi sociali. Le altre archiviazioni, oltre a quelle di Pace, Pullara e Romano, così come richiesto anche dalla procura, riguardo politici, imprenditori e dirigenti regionali, sono state disposte per l'imprenditore di Bronte Giuseppe Capizzi, per il capo della protezione civile Salvatore Cocina, per l'ex direttore generale dell'Asp di Siracusa Alessandro Caltagirone, per l'ex manager del Villa Sofia di Palermo Roberto Colletti, per il primario del Trauma Center Antonio Iacono, per il manager e il dirigente della società Dussman Service, che secondo le originarie ipotesi sarebbe stata favorita all'interno del Sistema Cuffaro, rispettivamente Mauro Marchese e Marco Dammone, per il direttore del consorzio di bonifica Giovanni Giuseppe Tomasino, per l'imprenditore Alessandro Vetro, per il segretario particolare di Cuffaro Vito Raso, per il faccendiere e tuttofare Antonio Abbonato, per l'ex deputato nazionale Ferdinando Aiello, per il tenente dei carabinieri Stefano Palminteri, l'ex poliziotto Filippo Paradiso, per l'imprenditore di Belmonte Mezzagno Sergio Mazzola, per la dirigente dell'assessorato alla Famiglia Maria Letizia Di Liberti, per l'odontoiatra del Villa Sofia Maurizio Micci e, infine, per Giuseppe Mortillaro, Selenia Malfitano, questi ultimi coinvolti nell'ambito delle ipotesi di favoreggiamenti per i concorsi interni.

Si ridimensiona, non ci sono dubbi su questo, il maxi-filone giudiziario sul cosiddetto "Sistema Cuffaro", per far luce su presunti condizionamenti e accordi corruttivi all'interno delle dinamiche della pubblica amministrazione e degli enti regionali. Nello specifico contesto dell'indagine, la posizione di Carmelo Pace — difeso dagli avvocati Lillo Giuseppe Fiorello e Rosaria Giacomazzo — era finita sotto la lente dei magistrati in relazione all'ipotesi che l'imprenditore Alessandro Vetro avrebbe consegnato 25 mia euro a Cuffaro il quale, a sua volta, li avrebbe dati a Carmelo Pace affinché li facesse arrivare al direttore generale del consorzio di bonifica Giovanni Tomasino, con l'obiettivo di favorire l'impresa edile di Vetro nei lavori appaltati dal consorzio. Una ricostruzione che non ha trovato alcun riscontro. Sono stati sicuramente mesi complicati per Carmelo Pace. Che, dopo la raffica di interrogatori nei confronti di tutti gli indagati, tra cui egli stesso naturalmente, aveva atteso silenziosamente diverse settimane prima che il tribunale si pronunciasse sulla richiesta di arresti domiciliari nei suoi confronti. Al consiglio comunale di Sciacca, dopo il periodo in cui è stato il gruppo consiliare più numeroso, l'unico rimasto nella Dc, anche per ragioni di rapporto umano con Pace, è stato Filippo Bellanca. L'unico rimasto è stato anche il segretario cittadino Giuseppe Milioti. Entrambi oggi commentano con soddisfazione le ultime novità provenienti dal tribunale di Palemro. "Si chiude una pagina pesante, non ho mai dubitato della correttezza: di Carmelo Pace, conosco l’uomo, il percorso e il valore personale", dice oggi Bellanca. Il segretario cittadino della Dc Giuseppe Milioti, che ricorda come dopo l'avvio dell'indagine sui social proliferavano giudizi che infangavano Pace e indirettamente quelli che avevano scelto il silenzio, oggi parla di momento che restituisce serenità e che conferma quanto sia importante non emettere sentenze prima che sia la Giustizia a pronunciarsi.

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