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Processo alla mafia agrigentina, 25 condanne ed una assoluzione

Processo alla mafia agrigentina, 25 condanne ed una assoluzione

Si è concluso con venticinque condanne il processo alla mafia agrigentina celebrato a Palermo con il rito abbreviato.

Processo scaturito dalla maxi inchiesta della Ddadi Palermo e dei carabinieri del Nucleo investigativo di Agrigento che aveva fatto luce sulle cosche mafiose di Villaseta a Porto Empedocle e su un vasto traffico di stupefacenti. Il colpo di scena è arrivato prima che il giudice Lorenzo Chiaramonte si ritirasse in camera di consiglio, con Fabrizio Messina, fratello del boss Gerlandino, che ha dichiarato di dissociarsi dalla mafia. “Non mi appartiene più o, forze, non mi è mai appartenuta” ha dichiarato in aula.

E’ stato condannato a 17 anni di reclusione e ritenuto il capo mafia di Porto Empedocle. E’ stato, invece, assolto Salvatore Prestia, cognato di Fabrizio Messina.

La pena maggiore, 20 anni di reclusione, è stata inflitta a Pietro Capraro considerato il nuovo capomafia di Villaseta; mentre a Gaetano Licata, ritenuto il suo braccio destro, sono stati inflitti 17 anni e 4 mesi di pena. 17 anni la condanna per Vincenzo Parla di Canicattì; nove anni per Domenico Blando, ex favoreggiatore di Giovanni Brusca; 6 anni e 4 mesi per il netturbino Alessandro Mandracchia; 9 anni per Domenico Blando di Favara; 4 anni e 2 mesi per Samuel Pio Donzì di Agrigento; 5 anni e 8 mesi per Carmelo Fallea di Favara; 11 anni e 6 mesi per Cosimo Ferro e 8 anni e 8 mesi per Francesco Firenze, entrambi di Castelvetrano. Giuseppe Focarino di Palermo è stato condannato a 8 anni; Alfonso Lauricella di Agrigento a 5 anni e 4 mesi; Fabrizio Messina Denaro di Castelvetrano a 9 anni e 4 mesi; Roberto Parla di Canicattì a 4 anni ; Calogero Prinzivalli di Agrigento a 3 anni; Rocco Grillo di Gela a 11 anni e 8 mesi; Giuseppe Pasqualino di Gela a 9 anni e 6 mesi; Mirko Salvatore Rapisarda di Gela a 5 anni e 8 mesi; James Burgio di Porto Empedocle a 2 anni e 9 mesi; Gioacchino Giorgio di Licata a 4 anni e 4 mesi; Giuseppe Piscopo di Gela a 4 anni e 8 mesi; stessa pena per Antonio Puma di Agrigento; per Stefano Rinallo di Canicattì inflitti 4 anni e 4 mesi; per Antonio Salinitro di Gela 2 anni e 8 mesi e per Rosario Smorta sempre di Gela 4 anni di reclusione. L’accusa era rappresentata dal pubblico ministero Claudio Camilleri.

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