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Toccherà a Peppe Provenzano rimettere ordine nel Pd siciliano. Tutti gli scenari possibili

Toccherà a Peppe Provenzano rimettere ordine nel Pd siciliano. Tutti gli scenari possibili

Toccherà dunque al siciliano Giuseppe Provenzano, ex ministro per il Sud e oggi tra i più stretti collaboratori di Elly Schlein, provare a rimettere ordine al Partito Democratico isolano. Compito tutt'altro che agevole in una fase in cui, però, c'è la consapevolezza difffusa che occorre ritrovare la responsabilità necessaria nella strada che culminerà con le prossime elezioni. Che riguarderanno comuni metropolitani, da Roma a Milano, da Napoli a Torino, da Bologna a Palermo ma anche, in Sicilia, più di 100 municipalità, tra cui c'è anche Sciacca. Ma nel 2027 si voterà soprattutto per il rinnovo del Parlamento nazionale e di Sala d'Ercole.

A Provenzano al momento è stato affidato il ruolo di Caronte, un traghettatore che accompagni i Dem o ad un nuovo congresso o, come al momento appare più probabile, verso un commissariamento. L'obiettivo da raggiungere è evidentemente quello di provare a ricucire lo strappo tra le correnti. Quello strappo, per intenderci, che vide Anthony Barbagallo candidato unico delle contestatissime Primarie culminate con la sua elezione a segretario regionale. Carica questa da cui nel frattempo Barbagallo si è dimesso, accogliendo una precisa richiesta che gli è stata avanzata dal Nazareno. Perché il Pd siciliano non può certo permettersi di andare alle urne a brandelli. Toccherà a Provenzano dunque provare a "costruire una proposta unitaria". L'ipotesi del triumvirato, o del direttorio, che è a lungo circolata nelle settimane scorse, sembra tramontata definitivamente. A farne parte avrebbe potuto essere anche Michele Catanzaro, capogruppo Dem all'Ars e leader in Sicilia della corrente Bonaccini-Alfieri-Energia popolare. Ma questa componente non guardava con interesse ad un'ipotesi direttorio. Del quale avrebbe voluto peraltro far parte eventualmente anche lo stesso Barbagallo. Rimane inevitabile a questo punto creare comunque un organismo di affiancamento per il difficile lavoro che dovrà compiere Peppe Provenzano, in rappresentanza delle varie anime del partito.

C'è quella del correntone di Montepulciano, che si costituì lo scorso anno. Ma anche l'ala riformista chiede il suo spazio, ritenendo peraltro che la conclusione della leadership di Barbagallo, le abbia dato ragione rispetto ai dubbi manifestati rispetto a quelle Primarie. Tra Catanzaro e Provenzano è in corso una fitta diuturna corrispondenza telefonica, piuttosto rivelatrice del fatto che il mandato di Elly Schlein è molto chiaro, e punta a presentare un partito il più unito possibile. Perché solo così si può rafforzare la coalizione di centrosinistra, riallacciando i fili del dialogo con gli alleati storici e potenziali del campo largo progressista, dal Movimento 5 Stelle ad Avs, ma anche con i movimenti civici. Sullo sfondo rimangono i retroscena in vista delle prossime scadenze elettorali per Palazzo d'Orléans: se per alcuni il ruolo di Provenzano serve solo a ricucire le fratture interne del partito, nei corridoi della politica regionale c'è chi scommette che la figura dell'ex ministro — affiancata da profili radicati nel territorio come quello di Michele Catanzaro — possa trasformarsi nel perno attorno a cui costruire l'alternativa al centrodestra per la presidenza della Regione. Vedremo cosa accadrà.

Ma rispetto al microcosmo saccense, al momento resta difficile ipotizzare una ricomposizione del Pd in vista delle elezioni Amministrative del 2027. Le dimissioni di Anthony Barbagallo, malgrado la direzione e l'assemblea del partito siciliano siano tuttora in carica, sembrano al momento aver far calare il sipario su qualsiasi supposizione di ricompattamento politico attorno a Fabio Termine. Il quale non sembra volerne saperne, così come d'altra parte non vogliono saperne i rappresentanti della componente riformista. Il sindaco era e rimane un tesserato del Partito Democratico, ma alle prossime elezioni amministrative sarà il candidato di alcune liste civiche, a partire da Mizzica, ma non del Pd. Il simbolo del Pd non dovrebbe nemmeno esserci. Si sa che la segreteria cittadina lavora ad un progetto alternativo, probabilmente nel tentativo di riprodurre l'intesa che culminò con l'elezione di Giuseppe Pendolino a capo del Libero consorzio. Se così fosse si spaccherebbe nuovamente il centrodestra, se si pensa che lo stesso partito di Giorgia Meloni si è già diviso in due, il consigliere Calogero Bono (legato a Giuseppe Marinello) da una parte, il consigliere Gaetano Cognata (supporter di Giusy Savarino) dall'altra.

Forza Italia è un partito che sta provando a recuperare un ruolo, dopo i fatti che hanno riguardato il leader provinciale Riccardo Gallo, costretto a dimettersi da deputato regionale a seguito del suo pesante coinvolgimento nell'operazione giudiziaria denominata Corte dei miracoli. Tenuto conto anche delle altre forze, sia civiche che di partito, come la Dc di Bellanca, Noi Moderati di Messina, la Lista Messina di Bivona, l'Mpa di Maglienti e, da quando ha fatto l'accordo con Fratelli d'Italia, a questo punto anche Sud Chiama Nord di Brucculeri e Blò, lo scenario al momento non sembra affatto preludere ad una candidatura unitaria per le prossime elezioni. Anche se al momento il gruppo è unito nel "processo" a Fabio Termine addirittura su quella che è stata definita "questione morale" in programma giovedì sera in consiglio.

tags: Giuseppe Provenzano, Pd, Elly Schlein, Sicilia, Direttorio, Anthony Barbagallo, Michele Catanzaro, Montecitorio, Sala d'Ercole, Roma, Palermo, Sciacca


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