La situazione dei rifornimenti nei supermercati continua ad essere ancora fortemente critica. Sembrava infatti che l’intesa raggiunta ieri a Milano con il ministro Matteo Salvini avesse risolto la vertenza degli autotrasportatori siciliani. Ma a distanza di poche ore, il quadro generale si presenta ancora molto complicato. Insomma: malgrado il Comitato trasportatori siciliani avesse annunciato la revoca del fermo dopo aver ottenuto impegni dal governo, in diverse aree dell’Isola i blocchi sono proseguiti, soprattutto nel Catanese e nel Messinese. E così, mentre a Palermo sono ripartite le operazioni per consentire ai camion di lasciare il porto e riprendere la distribuzione delle merci, con l'obiettivo di far ripartire gradualmente le consegne, al casello autostradale di San Gregorio i presidi sono proseguiti, impedendo o comunque rallentando il transito dei mezzi pesanti. Una protesta che non sta coinvolgendo più soltanto chi ha deciso di aderire al fermo, ma che a questo punto rischia di compromettere anche il lavoro di quegli autotrasportatori intenzionati a riprendere regolarmente le consegne. L'organizzazione rappresentativa degli autotrasportatori ha denunciato perfino minacce agli autisti e chiesto l’intervento delle autorità (Questore e Prefetto) per ripristinare la libera circolazione. D'altra parte la mobilitazione non sta riguardando solo la Sicilia. In Calabria, Campania e Puglia alcune sigle autonome hanno annunciato che proseguiranno la protesta, in attesa di garanzie concrete. Il Comitato trasportatori siciliani, dal canto suo, ha scelto di sospendere il fermo come segnale di apertura al Governo, pur mantenendo lo stato di agitazione fino alla soluzione delle questioni ancora aperte. L'intesa con l'esecutivo ha previsto lo sblocco di risorse per centinaia di milioni di euro, con una dotazione iniziale di 480 milioni per i contributi sul carburante e l’impegno a rendere disponibili ulteriori fondi, oltre a interventi per il rinnovo dei mezzi e per i costi dei collegamenti marittimi. Il ministro Salvini ha indicato nel 27 ottobre la data del prossimo confronto, durante il quale sarà verificata l’attuazione degli impegni assunti e, di conseguenza, l’avvio dei pagamenti alle imprese. Il problema, nel frattempo, riguarda anche i rifornimenti dei supermercati. I giorni di fermo hanno già provocato carenze di frutta, verdura, carne, acqua e altri generi alimentari, con scaffali semivuoti e difficoltà per la grande distribuzione, come abbiamo evidenziato nei nostri telegiornali di ieri. La ripresa delle consegne potrebbe richiedere tempo, anche nei territori in cui i blocchi vengono rimossi, perché occorre riattivare una filiera logistica rimasta ferma per giorni.
Dal sospiro di sollievo dei consumatori di ieri dopo le notizie pervenute dal vertice milanese con Salvini, è ripresa l'apprensione, in una situazione ben diversa da quella che l’accordo di ieri lasciava immaginare. E così, la revoca del blocco annunciata dal Cts, non è bastata a riportare la normalità e il braccio di ferro resta aperto. A Catania, in particolare, la prosecuzione dei blocchi mette in evidenza la frattura tra le organizzazioni che hanno accettato l’intesa e chi ritiene insufficienti gli impegni ottenuti. Il nodo adesso è duplice: garantire la libertà di circolazione e trasformare le promesse del Governo in misure effettive, mentre cresce la preoccupazione per le conseguenze economiche e per la regolarità degli approvvigionamenti in tutta la Sicilia. Nel frattempo supermercati e mercati restano esposti al rischio di carenze, soprattutto per frutta, verdura, carne, acqua e altri prodotti freschi. I tempi per il ritorno alla normalità dipenderanno dalla rimozione dei blocchi e dalla ripresa dei trasporti.
