Si chiamava Marco Consiglio, era di Agrigento, aveva 35 anni e lavorava nella polizia penitenziaria, l'uomo morto ieri pomeriggio a Sciacca nello schianto che lo ha visto coinvolto mentre era alla guida della sua moto di grossa cilindrata, un'Aprilia 600. Luogo del fatto la strada statale 115 Trapani-Agrigento, all'altezza dello svincolo che conduce alla località Cava di Lauro, zona tristemente celebre anche per altri drammatici episodi che si sono verificati in passato. Le cause dell'incidente mortale sono tuttora al vaglio della polizia stradale. Ad essere interessate, oltre al mezzo su due ruote sul quale viaggiava, sono stati anche un autocarro e un'autovettura in transito. Circolano ipotesi diverse sulla dinamica dello scontro. Si sa per certo che l'impatto è stato violento, sbalzando la vittima a diversi metri dal luogo nel quale la sua motocicletta ha terminato la propria corsa. Immediatamente sono stati avvisati i soccorsi, ma quando sono arrivate le ambulanze del 118 i sanitari a bordo non hanno potuto far altro che constatare il decesso di Consiglio. Il traffico è stato subito bloccato. Lo è rimasto fino alla serata di ieri. Poco dopo l'incidente il comandante della polizia municipale Salvino Navarra ha disposto la sospensione della Ztl in centro per favorire le diverse soluzioni relative alla viabilità alternativa. Marco Consiglio lavorava come agente di polizia penitenziaria nel carcere di Sassari. Si trovava in Sicilia in ferie. La notizia della sua morte ha naturalmente scosso familiari e colleghi di lavoro. Ed era proprio un collega di lavoro saccense che Consiglio stava andando a trovare. Anche lui lavora a Sassari, anche lui in ferie. Avrebbero dovuto andare insieme a Palermo. Collega che era sorpreso del ritardo di Marco, sconcertato poi dall'avere appreso la notizia dello schianto. La zona interessata dall'incidente come detto non è nuova ad episodi del genere. Dramma che sta riproponendo il dibattito sulla sicurezza delle nostre strade, e sui social network in queste ore non si parla d'altro. Purtroppo, nel far west dei commenti, ci sarebbe stata anche una passante che avrebbe scattato con lo smartphone una foto, assolutamente inopportuna, del corpo senza vita del povero ragazzo riverso sul selciato facendola circolare in gruppi whatsapp e su altri social. Un comportamento incommentabile, che è il segno dei tempi sempre meno civili che stiamo vivendo.
