Il beato Rosario Angelo Livatino è adesso patrono dei magistrati italiani. Lo ha stabilito il Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti con un decreto datato ieri. Lo rende noto la Conferenza episcopale italiana, ricordando che i vescovi di tutto lo Stivale hanno sostenuto in tutte le fasi dell’iter la richiesta del Comitato promotore, “riconoscendo nella figura del giudice Livatino un modello di riferimento, uno speciale intercessore per quanti ogni giorno amministrano la giustizia”.
Il giudice, ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990 e beatificato ad Agrigento il 9 maggio 2021, viene ricordato da Papa Leone XIV come il “primo magistrato nella storia a essere riconosciuto come martire”. “Il giudice Livatino si è distinto quale autentico uomo di legge e fedele servitore dello Stato”, ha sottolineato, inoltre, il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei. “Nel suo servizio alla collettività – aggiunge il cardinale – è stato capace di contemperare nell’esercizio delle sue funzioni la verità con la carità, la scienza giuridica con l’etica cristiana e l’atto del giudicare con un discernimento illuminato dalla fede e dalla preghiera”.
È intervenuto anche l'arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano. "Il giudice Livatino – ha dichiarato - manifesta la perfezione della carità non nella vita contemplativa o in opere caritative-assistenziali ma nell’unità di un’esistenza animata dal Vangelo e dalla ricerca della giustizia, intesa – come ci ha insegnato – come donazione di sé a Dio nell’ordinarietà del suo impegno civile e professionale; lo spessore della sua figura di uomo, di cristiano e di magistrato ci viene offerta come profezia di una resistenza alla mafia pensata e praticata con competenza, sacrificio e impegno, vissuta con le armi della legalità e della giustizia: «armi del bene» di un magistrato umile ma non remissivo, giusto e discreto".
