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Sciacca. Medicina senza primario, i sanitari chiedono soluzioni urgenti

Sciacca. Medicina senza primario, i sanitari chiedono soluzioni urgenti

Non ci stanno i dirigenti medici in servizio nel reparto di Medicina generale dell'ospedale "Giovanni Paolo II" di Sciacca, a lavorare senza una guida. La mancanza di un primario, ancorché nella qualità di facente funzioni, così come è stato l'ultimo, non è una condizione che considerano normale rispetto a questioni diverse, siano esse cliniche che organizzative. Secondo alcune informazioni di cui il nostro telegiornale è entrato in possesso, i 6 sanitari rimasti in corsia si sarebbero rivolti alla direzione sanitaria di presidio e a quella aziendale, affinché si trovi al più presto una soluzione.

La questione è quella di cui abbiamo parlato anche nei nostri telegiornali di ieri, e riguarda la decisione del commissario straordinario dell'Asp di Agrigento Alessandro Delle Donne di non rinnovare più l'incarico di direttore facente funzione al dottor Loriano Malfa. Si ritiene, al vertice dell'Asp, che debbano essere applicati i contenuti di una convenzione con la facoltà di Medicina dell'Università di Palermo. Convenzione che stabilisce che a dirigere l'unità operativa complessa del "Giovanni Paolo II" di Sciacca debba essere un cattedratico. Ma l'ultimo che ha ricoperto questo ruolo è stato il dottor Antonio Carroccio. Correva l'anno 2019, quindi ben 7 anni fa. Per 7 anni un reparto fondamentale come quello della Medicina interna si è sostanzialmente autogestito, in mezzo ad una miriade di difficoltà che sono poi quelle che, per estensione, riguardano un nosocomio che, non a caso, è da allora che attende ancora che il riconoscimento di Dea di primo livello possa essere concreto.

Attraverso un facente funzioni si è provato a gestire il gestibile. Non dimentichiamo peraltro che questo reparto è stato in primissima linea anche durante la tragedia della pandemia. La risposta del dottor Malfa è stata quella di andare a dirigere la Medicina interna (nella qualità di unità operativa semplice) dell'ospedale di Ribera. Dove ci sono 10 posti letto e peraltro occupati al 50%.

Situazione ben diversa a Sciacca. Dove i 6 medici rimasti (in attesa che ne arrivino altri 2, vincitori di concorso ma comunque specializzandi e in ogni caso non ancora nominati) devono fronteggiare un fabbisogno di 24 posti letto, con un turnover assai stressante e asfissiante, vista la domanda di sanità che proviene dal territorio. Medici i quali non ci stanno. E che, dopo la richiesta di una soluzione, sono pronti a procedere perfino con una diffida. Perché non considerano giusto, né contrattualmente né umanamente, che non ci sia alcun primario e che il funzionamento di un reparto così fondamentale sia affidato all'autogestione.

Da opportunità che poteva essere, la convenzione tra Asp e Università per il reparto di Medicina si è trasformata in una palla al piede. Se l'avvocato Delle Donne vuol provare a riattivare questa convenzione, è evidente che questo tentativo non può essere fatto lasciando da soli 6 medici. I quali, con il carico di lavoro che si ritrovano sul groppone, non possono nemmeno permettersi un'assenza per malattia. Figuriamoci un giorno di ferie.

tags: Medicina generale, Ospedale di Sciacca, Medici, Direzione aziendale, Direzione sanitaria


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