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Sicilia, crisi del vino e del grano. C'è un piano di ristori da 80 milioni di euro

Sicilia, crisi del vino e del grano. C'è un piano di ristori da 80 milioni di euro

Poco meno di 3 milioni di ettolitri di vino rimasti invenduti dalla vendemmia dello scorso anno e il grano che viene venduto a 295 euro a tonnellata quando, invece, viene prodotto dagli agricoltori a 318 euro a tonnellata. Basterebbero questi due dati per certificare la grave crisi economica che sta attanagliando i settori vitivinicoli e cerealicoli siciliani. Non si tratta di numeri casuali, ma di elementi certificati dalla stessa Regione e messi nero su bianco in due distinte relazioni che puntano a salvare produzioni e imprenditori dei due settori. Come possono sopravvivere le cantine, sociali e non, se il pregiato vino siciliano non viene venduto? E gli imprenditori del grano come possono andare avanti se il raccolto viene venduto a meno del costo di produzione? L'assessore regionale all'agricoltura Luca Sammartino ha preparato un piano di salvataggio da 80 milioni di euro, da inserire già nella prossima manovra finanziaria prevista a luglio, ma serve il placet sia del governatore Renato Schifani sia dell'Assemblea Regionale Siciliana. I due report preparati dalla Regione fotografano due settori sostanzialmente in ginocchio. A tre mesi dalla nuova vendemmia, i due milioni e 770 mila ettolitri di vino bianco e rosso rimasti invenduti rappresentano una enormità.

L'anno precedente si ci era fermati a due milioni e 100 mila ettolitri, quindi una situazione che va peggiorando. Secondo le associazioni di categoria, l'unico modo per contrastare questa dispersione sarebbe quella di autorizzare una distillazione di crisi, ossia trasformare il vino invenduto in alcol puro. Lo avevano proposto, un mese fa, pure Confcooperative, Legacoop, Unicoop e Unci Sicilia.

Le cause della crisi sarebbero molteplici, ma tutte rilevanti: le tensioni internazionali che hanno determinato un sensibile incremento dei costi energetici e dei carburanti, gli effetti sempre più impattanti dei cambiamenti climatici sulle produzioni e la contrazione dei consumi sia sul mercato interno che su quello internazionale.

Senza un piano di salvataggio e senza sostanziosi ristori economici, a rischio ci sarebbero almeno il 50% delle cooperative dell'Isola. Se le cose rimanessero così, secondo gli esperti, il mercato non sarebbe più nelle condizioni di assorbire il prodotto e vi sarebbe in taluni casi il problema di immagazzinare il surplus in aggiunta a quello degli anni precedenti. La stagione rischia, insomma, di cominciare già con delle criticità gravissime con le giacenze che occupano le cisterne che potrebbero ostacolare la nuova campagna vitivinicola.

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