Sembra di essere tornati ai tempi dell'emergenza Covid. La dilagante influenza sta colpendo tantissimi siciliani ed alcuni stanno riportando conseguenze respiratorie tali da far ricorso alle cure degli ospedali dell'Isola. Per proteggere i più fragili, in particolare le persone anziane, il Dasoe - Dipartimento per le attività sanitarie e osservatorio epidemiologico - invita a chi sta loro in contatto di indossare la mascherina. Nelle residenze sanitarie assistenziali e nei reparti di lunga degenza, il livello di allerta sale e l’uso della mascherina diventa una presenza costante e imprescindibile, una barriera quotidiana da indossare senza eccezioni ogni volta che si entra in contatto con ospiti e degenti. Le festività natalizie hanno fatto da acceleratore. Le riunioni familiari, i pranzi affollati, gli abbracci, i contatti ravvicinati hanno favorito una diffusione capillare dei virus respiratori. La variante K dell'influenza, in particolare, non ha fatto sconti, colpendo trasversalmente tutte le fasce d’età. Dai bambini, spesso primi portatori del virus, fino agli anziani, che pagano il prezzo più alto in termini di complicanze e ricoveri.
A tal proposito, a denunciare lo stato in cui versano gli ospedali siciliani ed i particolare i pronto soccorso, con pazienti ammassati sulle barelle per ore e ore, personale insufficiente e allo stremo, è oggi la deputata del Movimento 5 Stelle, Ida Carmina. “In Sicilia – scrive in una nota - anche una normale influenza è ormai sufficiente a far saltare un sistema sanitario inerme, fragile e mal gestito. Nelle province di Trapani e Agrigento il collasso è quotidiano e ignorato da anni. Per tale ragione, Carmina ha depositato un’interrogazione parlamentare al ministro della Salute per denunciare una situazione gravissima e ormai fuori controllo.
Sul tema interviene anche il segretario nazionale della UGL Salute, Gianluca Giuliano, secondo cui è fondamentale proseguire e potenziare il percorso di rafforzamento della sanità territoriale: “Servono servizi di prossimità realmente funzionanti – dichiara - medici di base messi nelle condizioni di rispondere ai bisogni dei cittadini, continuità assistenziale e strutture territoriali capaci di intercettare i casi non urgenti. Solo così si può alleggerire la pressione sui pronto soccorso e garantire risposte adeguate ai casi realmente gravi. La medicina di prossimità stenta, infatti, a decollare. Per l’Agenas le Case di Comunità programmate sono 1.723 ma quelle attive, sono sotto al 40%”.
Un altro punto centrale riguarda il ruolo dei cittadini: “È necessario – conclude - avviare una grande campagna di sensibilizzazione sull’uso appropriato del pronto soccorso. Troppe persone vi si rivolgono per problemi che potrebbero essere gestiti sul territorio, contribuendo involontariamente al sovraffollamento e all’allungamento dei tempi di attesa”.
