Ristori economici dalla Regione Siciliana e la possibilità di procedere con una distillazione straordinaria volta ad eliminare le giacenze e ad ottenere nell'immediato un impatto positivo. Chiesto anche un prezzo minimo al litro di 70 centesimi. Queste le soluzioni che Confcooperative, Legacoop, Unicoop e Unci hanno individuato per salvare la produzione vitivinicola in Sicilia e le cantine sociali attanagliate da una profonda crisi. Secondo le sigle di categoria a rischio ci sarebbero almeno il 50% delle cooperative dell'Isola. Molteplici le cause che avrebbero condotto a questo stato di cose: dal calo dei consumi e dei mercati ai cambiamenti climatici, dall'aumento dei costi di produzione a quello dei costi energetici. Secondo Confcooperative, Legacoop, Unicoop e Unci, di conseguenza, “le cantine sociali dell’Isola, che rappresentano il 78% della produzione vitivinicola regionale, stanno vivendo una crisi senza precedenti».
Se le cose rimarranno così, secondo gli esperti, il mercato non sarà nelle condizioni di assorbire il prodotto e vi sarà in taluni casi il problema di immagazzinare il surplus in aggiunta a quello degli anni precedenti. Difficile affermare oggi con esattezza quante aziende rischiano il tracollo, ma la situazione non è buona nell'ambito di un settore che coinvolge tanti piccoli produttori e una fetta importante dell'economia siciliana. Confcooperative, Legacoop, Unicoop e Unci Sicilia con i loro rispettivi presidenti Gaetano Mancini, Filippo Parrino, Andrea Amico e Felice Coppolino hanno firmato un documento congiunto per chiedere alle istituzioni regionali e europee di fare qualcosa per i viticoltori siciliani e per il reddito di tante famiglie. La stagione che si appresta a cominciare inizia già con delle criticità gravissime con le cantine sociali che sono, di fatto, l'unico strumento a disposizione per piccoli e medi produttori di rimanere sul mercato nazionale ed internazionale. Confcooperative, Legacoop, Unicoop e Unci Sicilia chiedono la convocazione urgente di un incontro finalizzato a declinare le proposte operative indispensabili a fronteggiare la crisi del settore. Servono atti concreti, insomma, e non promesse. Occorre eliminare, il più possibile, le giacenze che occupano le cisterne ed ostacolano la nuova campagna vitivinicola e misure strutturali capaci di evitare che ogni anno si ripresentino le stesse problematiche. Accanto a questo, le cantine sociali chiedono alle istituzioni di puntare maggiormente su settori in forte espansione come quello dell'enoturismo e della vendemmia verde.
